Tuesday, May 30, 2006

il pomo della discordia

Riconosco che l'articolo è un pò scarno, entro domani cercherò di trovare qualcos'altro.


Giorno n°25

Jazz diffuso
rafforza luci diradate
in attimi
di ciclostile.
Indelebili inchiostri
si dipanano
nel mio corridoio
preso di striscio
da arie soffuse.
Il processore
si raffredda
guidato dal gemere
continuo
di una ventola
rotante.
Dallo schermo
amico del nulla
ammiro
formarsi parole
al lampeggiare
incessante
del cursore
nero.

(l’autore è un frequentatore del sito MacWorld.com)

Si potrebbe partire da lontano dicendo che tutta l’odierna moda della musica elettronica rétro, della stampa di immagini pixelate sui vestiti e dei videogiochi vintage, in ultima analisi, si riferiscono tutte inconsapevolmente alla tecnologia Apple. In teoria non si tratta di un’esagerazione. E’ stata la Apple a introdurre negli anni ottanta degli elaboratori che non fossero a uso e consumo esclusivo degli esperti – a quanto pare l’interfaccia grafica del genio Jef Raskin, comprensibile per gli inesperti, fu chiamata MacIntosh dal nome della sua mela preferita – , a creare applicazioni di intrattenimento come videogiochi, programmi per la musica. Il retino della moda di oggi ha pescato negli anni ottanta, e non poteva che tirare su anche l’avvento dell’elettronica di massa, che in quegli anni fa rima con Apple.
Oggi Apple evoca innanzitutto storia. Perché proprio loro e non Windows, azienda egemone nel campo? Perché l’azienda di Cupertino applica la filosofia dell’azzardo e di questa filosofia fa ampio marketing. Le due cose vanno di pari passo. Gli stessi fallimenti della casa di computer contribuiscono a creare un’aura attorno ad essa. E’ una questione psicologica, e il patron Steve Jobs e il suo staff addetto alla comunicazione sanno farvi perfettamente leva. Porterò alcuni esempi.

Nel sito della Chiesa di Satana si riporta una diatriba tra la suddetta chiesa e la Apple. I seguaci di Anton Szandor LaVey sono stati rintuzzati dai legali dell’azienda di computer per essersi vantati di aver costruito il sito con dei Mac (la vicenda risale al 2001) e per aver realizzato una campagna parodistico-riconoscente in cui c’era appunto il Grande Maestro fotografato con la famosa (in questo caso famigerata) scritta “Think different”. A quanto si dice LaVey era un vero cultore del mac e spronava gli adepti ad acquistarne uno per i loro oscuri uffici, in tutte e due le accezioni del termine. In tono formalissimo veniva ammonita la setta di aver violato il copyright, ma in realtà traspariva tutto l’imbarazzo per essere stati “pubblicizzati” da della gente poco raccomandabile. Evidentemente i responsabili della mela non avevano considerato “quel” modo di pensare differente.
Senza parlare di tutto il mercato di elettronica di antiquariato che coinvolge i computer Apple, dai primi apparecchi con i case in legno costruiti dai rispettivi possessori, ai più recenti iMac che sono già storia, al merchandise raro. Gli introiti dell’azienda sono in buona parte derivati da quest’ultimo. Esiste tutto un fiorire di prodotti con il marchio della mela, ufficiali e non ufficiali. Magliette, abiti in genere, tazze, portachiavi, posters con immagini di “pensatori differenti”, e ora anche le scarpe nike che incorporano un iPod. Il merchandise attorno all’iPod è proprio quello più sviluppato e fantasioso: esiste veramente di tutto, dal cinturino da polso, alle custodie nei più svariati materiali (anche in coccodrillo e peluche), a specchi per il trucco situati sul retro. Inutile dire che sia diventato un vero e proprio accessorio di moda, perché così visibile. Nulla vieta di personalizzare da sé l’oggetto, come i nostalgici del design anni ottanta che hanno sfruttato “carcasse” di vecchi walkman per situarvi appunto il lettore. Anche gli stessi punti vendita e assistenza sono, a detta di tutti, dei veri e propri santuari dell’idolo. L’ultimo e più significativo è il grosso cubo di vetro aperto al centro di New York (la Grande Mela, per l’appunto). Dall’esterno la trasparenza del vetro rende visibile un’enorme mela bianca morsicata, quasi che si tratti di un simbolo religioso – non è blasfemia, è quello che l’immaginario del prodotto suscita. All’interno tutto ciò che un cultore può desiderare, ovviamente.
Ovviamente laddove esiste un’idolatria ci sono anche degli isterici detrattori. Tutti ipotetici nerds, per intenderci. E’ ormai una contrapposizione scontata quella tra PC e Mac. In uno degli svariati blog che trattano principalmente il mondo Apple, è pubblicata la parodia di una delle ultime campagne, in cui si chiamano a raccolta gli “Apple haters” (o una cosa del genere). Categorie quindi, scuole di pensiero, visioni del mondo. Il mainstream contro la nicchia (notare che nel programma Word di Windows le parole apple, mac - potrebbe anche essere un cognome - , ecc. non vengono riconosciute - segno rosso. La parola Windows viene invece riconosciuta)
. A che pro?
Tutte queste pratiche creano un sentimento di appartenenza ad una comunità di livello globale, trasversalmente alle nazionalità, ma comunitaria rispetto un certo stile di vita. Studi sono stati intrapresi sulla sociologia dell’iPod, com’era prevedibile che fosse. Un autore che è interessante menzionare è Markus Giesler, professore alla facoltà di marketing dell’università di Toronto. Egli appunto si è occupato delle abitudini degli utilizzatori dell’iPod e delle interazioni tra il corpo, in sostanza, e il medium in questione. il suo studio etnografico è stato intitolato “iPod therefore iAm” (pressappoco “iPod quindi sono”). Secondo Giesler, il consumatore iPod diventa un compatto medium-corpo (a detta degli stessi intervistati, che definiscono l’iPod “parte di sé” e lo considerano vivo, a volte dandogli anche un nome), un cyborg, secondo un processo che definisce “tecnotrascendenza”. Il consumatore trascende il qui e ora in favore di una realtà che egli stesso si costruisce. l’iPod, e tutto ciò che attorno ad esso gira, affordances, multimedialità, network ecc. lo assorbono in una “matrice di intrattenimento ibrida” e in pratica diventano protesi ed estensione della sua memoria. L’iPod è veramente efficace solo se interconnesso ad altri dispositivi. Viene analizzato anche il tema della fusione tra spazio pubblico e spazio privato, questa volta a livello comunicazionale – mentre per l’automobile (una casa mobile) e la TV (l’esterno in casa) il discorso è diverso. L’aspetto interessante di questi studi è che sono improntati secondo una prospettiva di marketing, quindi estremamente applicativa. il marketing si accorge delle derive di utilizzo dei media, delle tecniche anche sovversive che possono essere attuate nel consumo. Questo si fa emergente con l’avvento dell’iPod.

Mentre scriviamo è in pieno sviluppo il fenomeno sociale iPod. L’interrogativo nasce spontaneo: se la fortuna della Apple finora è stata l’ideologia “think different”, cosa succederà ora che gli unici “differenti” sono quelli esclusi dalla Apple stessa, ora che il fenomeno è diventato di massa? L’azienda ha giustamente cavalcato il fatto di operare in una nicchia, le sue campagne sono state per lungo tempo indirizzate a far percepire il sentirsi parte di una piccola eroica comunità. Fatto sta che esiste già una certa azienda SanDisk che promuove una sua versione di lettore attraverso una “campagna comparativa” con iPod. In questa si definiscono implicitamente robot (“iDroid”) gli acquirenti iPod per via del loro conformismo, e si sollecita un “think for yourself” e “resist the monotony of the white earbuds”. Evidentemente se qualcuno ha pensato di sfruttare il fenomeno di inflazione dell’iPod un motivo ci sarà.



Working on the computer is a little like masturbation; it's best accomplished in the privacy of your own home.

(Tony Long di Wired, su quelli che estraggono il portatile sul tram o al ristorante)

Meraviglie della genetica


genetica
Video inviato da superfly
Faccio quello che posso per tenere alto il livello del blog. Ma non è che il pubblico mi aiuti molto eh suvvia. Forse cambiare il nome in rotary.blogspot.com può essere una mossa efficace

Monday, May 22, 2006

leccami ben bene il culo, lustralo a puntino


Mozart Vienne-512k
Video inviato da jf_pastol
Non sono impazzito. Il titolo è tratto dal componimento dell'opera K233 di Mozart del 1782. La fonte di quello che seguirà è un articolo dello psichiatra Vittorino Andreoli pubblicato su "mente e cervello" del maggio 2006 sulla personalità del musicista austriaco. Traetene quello che vi pare.

"Accidenti maledizione mannaggia la miseria, per tutti i diavoli le streghe fattucchiere schiere crociate, e chi più ne ha più ne metta, accidenti agli elementi aria acqua terra fuoco, Europa, Asia Africa e America, gesuiti agostiniani cappuccini, francescani domenicani cistercensi e cavalieri della santa croce, canonici regulares et irregulares, e per tutti i poltroni manigoldi canaglie coglioni e cazzi uno sull'altro, asini bufali buoi buffoni schifati e balordi! Che razza di maniere, quattro soldati e tre bandoliere? Maniere bandoliere...Ora devo terminare, è proprio così, perchè non mi sono ancora vestito e adesso mangiamo subito per poter poi dopo cacare, è proprio così...Auguro adesso una buona notte, caca nel letto che schianti; dormi chiotta, ficca il culo in bocca; ora vado a spassarmela, poi mi faccio una bella dormita. Domani ci parleremo con intelligenza scemenza...Ah! il mio culo mi brucia come fuoco! Che può mai ciò significare? Forse ne uscirà fuori uno stronzo? Che può mai ciò significare? Sì, sì, stronzo, io ti conosco, ti vedo e ti gusto".

lettera alla cugina Maria Anna Thekla
4 novembre 1777 (21 anni)

"Mademoisell ma trés chère Cousine penserà forse che io sia morto? Che sia crepato? Che abbia tirato le cuoia? Ma no! Non lo pensi, la prego. Perchè pensare e cacare sono due cose diverse!...Si, si, son sicuro della faccenda, dovessi oggi stesso mollare una merda...sarà una cacca. Cacca, cacca! O cacca! O dolce parola! Cacca! Pappa! Bello! Cacca, cacca! Cacca! Lecca! O che delizia! Che gusto, pappa e lecca! Pappa cacca e lecca cacca... E in fondo mè proprio lo stesso se era Battipale, dove gli stronzi finiscono in mare, O coldito di sotto, dove ti raddrizzano il buco del culo se ce l'hai storto...".

lettera alla cugina, febbraio 1778

"Signora mamma! Io sto qua con della gente/Che di cacca ha pieno il ventre...Da otto giorni da Mannheim partiti siamo/E quanto a merda cacata assai ne abbiamo... Quanto al concerto ecco la mia pensata/Lo butto giù a Parigi, alla prima cacata...Non offendiamo Iddio col nostro gran cacare/Neppure se la merda ci piace mordicchiare...Ma basta con i versi; voglio ora annunciarle/Che lunedì venturo/Senza tante domande/Di baciarle la mano l'onor mi sarà dato/Ma prima le mie brache avrò certo smerdato".

lettera alla madre, gennaio 1778

Thursday, May 18, 2006

un cartone nello stomaco


Kringle Ski - Haopy Tree Friends
Video inviato da Ptitlouisb
ad ogni modo voglio sdrammatizzare. beccatevi un po' questa

vergogna su di voi


Volevo ulteriormente chiarire e rendere maggiormente visibile quanto detto in uno dei miei ultimi commenti. Qui si getta fango su un'intenzione umanitaria. Si tende una mano per poi cosa vedersi fare? Sono ferito. Mi è stata uccisa l'anima. Ma io non mollo. Smuoverò le vostre coscienze. Tra l'altro la prossima puntata della biografia dell'artista sarà particolarmente drammatica dato che lo vedrà alle prese con la vita nel manicomio. Riflettete su quello che avete fatto

Wednesday, May 17, 2006

le rose erano dei 99 posse e l'edera di dolcenera


Continua la biografia del caso umano Davide Fraternali

ricordo ancora la campagna adotta un pittore
http://digilander.libero.it/chantdesanges/

La tecnica dà una mano alla carriera del Nostro: la scoperta di lubrificanti come lo Svitol, la crema Nivea e il lucido da scarpe gli permettono di sperimentare nuove soluzioni artistiche e di vita particolarmente seminali, è il caso di dirlo.
Sembra che la luce in fondo al tunnel si faccia più brillante, più vicina, quando ecco un'altra tegola piombare dall'alto quando meno te l'aspetti. La trappola è lì, invitante quanto rapace. Davide fa la conoscenza di Riccardo Schicchi, il noto regista, definito da alcuni il Kurosawa italiano. La conoscenza si trasforma, agli increduli occhi di Davide, in un'imperdibile occasione professionale: la creazione degli storyboard per i raffinati erotici d'autore di Schicchi. In realtà si tratta di uno specchietto per le allodole: quel vecchio marpione del regista si accorge dell'ingenuità del giovane artista e coglie l'occasione per reclutare una figura professionale di cui il suo business ha bisogno come il pane: l'uomo che pulisce il set. Lavoro durissimo, va bene, pensa Davide tra uno scivolone e l'altro per via del pavimento viscido, ma un po' di gavetta non può far male e verrà - certo, verrà - il momento di mettere a frutto le mie abilità e dimostrarle a tutti.
Ma "l'amico" Riccardo procrastina in continuazione un passaggio di mansioni del Nostro, che più in cuor suo sente l'allontanarsi delle opportunità, più di contro si abbandona a deliri di onnipotenza.

"Cos'era Modigliani? Non disegnava neanche le mani! E Rousseau?! Un doganiere!! Vi faccio vedere io chi è il la Rtista del Novecento, con la erre maiuscola!! una rtista a 360 gradi, senza neanche scolorire!!"

Davide viene ricoverato nella casa di cura "Villa Serena".

(Continua...)

Tuesday, May 16, 2006

le rose erano tutte rosse e l'edera tutta nera...


campagna adotta un pittore
http://digilander.libero.it/chantdesanges/index.html


"…co' la fame che c’ho oggi, me magnassi ‘na pantera". Perché di fame dobbiamo parlare se menzioniamo Davide Fraternali. Cari utenti, il dovere di chi è molto visibile (nel mio caso, anche autorevole) come noi bloggers, è anche quello di impegnarsi socialmente quando il caso lo richiede. Ritengo necessario spendere due parole – cosa sono poche righe? – per sensibilizzare l’opinione pubblica di fronte a un caso come quello del nostro amico Davide. Che poi è solo uno, eclatante, tra i tanti nello spietato mondo dell’arte. Oggi all’onore degli altari, domani nella polvere. Il povero Davide gli altari non li ha mai visti, né tantomeno l’onore, ma la drammatica vicenda di un uomo – un uomo – così come si è svolta non può lasciarci indifferenti.
Non cercherò di essere retorico e inutilmente lacrimevole, dirò le cose come stanno perché è in questo che risiede la loro efficacia.

Nato ventisette anni or sono in quel di Montefiore Conca, si barcamena sin da piccolo tra le difficoltà di un mondo che non lo capisce. Ma forse era lui a non capire il mondo. Sogna di fare l’impiegato, ma i genitori lo vogliono, chissà perché, artista. Messigli in mano carta e pastelli, Davide (da bambino chiamato affettuosamente Grisù, per via del deciso olezzo orale che già allora sfoderava) non sa che farsene. Lui si cullava, quasi fosse un desiderio innato, nel pensiero di timbri e documenti in triplice copia. Ma le spinte di mamma e papà, si sa, condizionano la psiche, e il virgulto pian piano si convince che sarà quella la sua strada. Inizialmente l’oscenità delle illustrazioni di Davide imbarazza i coniugi Fraternali, che si trincerano dietro una presunta adozione con traumi pregressi di cui quindi non sarebbero responsabili.

Non è vero.

Ma c’è anche la vita, che va avanti. L’adolescenza del Fraternali lo vede incastrato a terra da un’altra minaccia, questa volta proveniente dal suo stesso corpo.
Purtroppo la dimensione degli ormoni del Nostro sfiora pericolosamente quella del suo cervello, il loro numero è ampiamente più grande. Le donne sono ancora un pianeta sconosciuto, tuttavia (o proprio per questo?) la fregola si fa pressante. Come se non bastasse una fortuita slogatura di entrambi polsi, in concomitanza (i guai non arrivano mai da soli) di una fastidiosa irritazione genitale, bloccano la sua attività artistica. Davide fatica ad affermarsi.

(Continua…)

Monday, May 08, 2006

Misfits - Scream


Misfits - Scream
Video inviato da gelg
Apoteosi del grezzo

L'umore di oggi

molti bloggers con una posizione oggi quasi istituzionale nel loro campo d'azione dicono che fare un blog che non venga aggiornato ogni tot ore, non offra un servizio preciso, non presenti una linea narrativa coerente, argomenti collegati e roba di questo tipo, non serve a niente. ME NE FOTTO!! Adesso mi sforzerò di postare qualcosa che sia peggio del cavolo a merenda, diciamo Bossi al Quirinale (oops! mi è scappata 'na cosa politica!). Vediamo...qualcosa di insulso...parliamo di un gruppo musicale che definire Trash è riduttivo: The Misfits.

(che non sono le Misfits dei cartoni animati)

Trash soprattutto per temi trattati nelle canzoni, per fonti ispirartrici, per look, oltre che per sound (mi riduco con dolore anch'io a dover usare termini inglesi, ma la sintesi è d'oro, disse Calvino). Ma come disse nientepopodimenoche Picasso, dal buongusto non è mai nato granchè di nuovo nell'arte. Questi quattro pazzi dementi (il gruppo ha cambiato più volte formazione, ma quella "classica" vedeva Danzig alla voce) hanno preceduto per certi aspetti anche band del calibro dei Ramones e dei Cramps (per non parlare dei Sex Pistols, che non inventarono veramente nulla di nuovo). Tante importanti band di oggi devono loro qualcosa, dai Metallica ai Nofx, al metal più in generale (per quanto possa fare schifo il genere, è sempre un importante fenomeno pop).

Il loro si può definire un "punk'n'roll". I Misfits cominciano la loro attività nel '77 nel New Jersey, ma guardano con affettazione feticistica al passato, agli anni '50 e '60, anni che in definitiva (parlo degli USA) vedono la nascita dei prodotti culturali di massa, del mordi-e-fuggi, del cinema PER il pubblico, dei fumetti e così via. I Misfits vanno pazzi per queste cose. Cultura di serie B insomma. A loro piacciono i film horror e di fantascienza di bassa qualità (come le produzioni della Hammer di quel periodo, se il nome vi dice qualcosa), ingenui, kitsch, qualcosa di molto lontano dalla raffinatezza di un Nosferatu di Murnau, per intenderci (mi sa che la sto buttando un pò troppo sull'intellettualoide). A questo loro aggiungono la passione per i film di Marilyn Monroe (il nome del gruppo è preso dal titolo originale de "Gli Spostati", oltre che la canzone "Who Killed Marilyn?") e per il rockabilly. Il risultato musicale è un miscuglio di parodia horror -popolata da alieni, zombies e psicopatici- (ma loro sono truculenti davvero e davvero cattivi, basti ascoltare "Bullet", in cui ne dicono di tutti i colori a Jackie Kennedy riguardo l'omicidio di JFK) , rock'n'roll (la voce alla Presley di Danzig) , punk (il ritmo) , grand guignol e chi più ne ha più ne metta. Praticamente quasi la trasposizione musicale del cinema del Maestro Bruno Bonomo. E chi vuol capire, capisca. Bon Appetit!

Thursday, April 27, 2006

Le mie parole

Le mie parole sono sassi
precisi aguzzi pronti da scagliare
su facce vulnerabili e indifese
sono nuvole sospese
gonfie di sottintesi
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose indimenticate
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato
sono foglie cadute
promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate
sul foglio capitate per sbaglio
tracciate e poi dimenticate
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire
lo ammetto
strette tra i denti
passate, ricorrenti
inaspettate, sentite o sognate...
Le mie parole son capriole
palle di neve al sole
razzi incandescenti prima di scoppiare
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare
si perdono al buio per poi ritornare
Sono notti interminate, scoppi di risate
facce sopraesposte per il troppo sole
sono questo le parole
dolci o rancorose
piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire
le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire...
strette tra i denti
risparmiano i presenti
immaginate, sentite o sognate
spade, fendenti
al buio sospirate, perdonate
da un palmo soffiate


Pacifico, cantato da Bersani
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